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| Nonostante lo stesso autore non consideri le sue opere “Arte”, i giochi di Fumito Ueda, e del suo “Team ICO”, non hanno mai lasciato indifferenti nessuno. Bastano poche foto o (meglio) alcuni secondi di video, per ritrovarsi in un’altro mondo, basterebbe allungare la mano per afferrare quella ragazza e portarla in salvo. Basterebbe poco più di un soffio per esserci noi su quel cavallo nero, in una terra ignota.
Abbiamo parlato più volte in questo blog di Arte e Poligoni, tuttavia, mai come in questi giochi, queste due parole stanno bene assieme, al di là dei concetti di piattaforma e di gusti personali.
Fino ad ora la First Party Sony, il Team che prende il nome dal suo primo gioco, ha all’attivo solo due giochi, ICO per l’appunto, e Wander and the Colossus. Entrambi caratterizzati, ludicamente, tecnicamente e narrativamente, dal minimalismo più spinto, tanto che la prima cosa venutami alla mente pensando a questi lavori è l’Haiku, la poesia tradizionale Giapponese, che come due titoli trattati, si caratterizza dalla ricerca dell’essenziale, il poeta, come lo stesso Ueda, usa nulla più che l’essenziale, per tratteggiare mondi, trame e personaggi.
Così come la maggior parte dei poemi Haiku si compone di tre versi, anche in ICO e nel suo prequel, il gameplay è ridotto all’osso, pochi pulsanti e un paio di levette analogiche, che il giocatore dovrà trovare il modo di usare per guidare il ragazzino maledetto, o l’errante innamorato attraverso i livelli di gioco.
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